Isole nella giornata: perché una sequenza funziona meglio che solo orari (o solo l'orario)
Hai fatto un piano. Un buon piano. Alzarsi, colazione, uscire, dopo la scuola mezz’ora di pausa, poi i compiti, poi fuori. Martedì il bus ha fatto tardi, mercoledì c’era un test, giovedì era tutto troppo. Venerdì non hai più fatto piani.
Perché i piani con gli orari falliscono
Un piano basato sugli orari ha un punto debole: basta che un passaggio si sposti, e tutto il resto si sposta con esso. Il piano non funziona più. Quello che viene dopo non è caos, ma abbandono. E con il piano fallito, viene meno anche la voglia di pianificare ancora. Eppure sai anche che senza un piano tutto affonda nel caos.
Un piano basato su una sequenza, invece, regge. Prima arrivi, poi mangi, poi movimento, poi i compiti. Quando inizia non è importante. La sequenza rimane la stessa, anche se la giornata si sposta di un’ora e mezza. Per le famiglie in cui i giorni non sono mai uguali, questa è la differenza tra una struttura che sostiene e una che genera sensi di colpa.
Bastano quattro isole
Non si pianifica l’intera giornata, ma si scelgono pochi blocchi protetti come zone cuscinetto. Per iniziare, scegli al massimo quattro:
- Arrivare. I primi venti-trenta minuti dopo scuola o dopo il doposcuola. Nessuna domanda, nessun compito, nessun programma.
- Movimento. Qualcosa che riguardi il corpo. Anche dieci minuti contano.
- Tempo ininterrotto con un vero interesse. Quello che davvero interessa a tuo/a figlio/a, senza interruzioni e senza condizioni.
- Tempo insieme senza obiettivi. Essere insieme senza dover fare nulla.
- Ancora della sera. Un rituale fisso alla sera, sempre lo stesso. Non è l’orario l’ancora, ma il rituale.
- Il tuo tempo. Sì, anche il tuo. Se questo blocco viene sacrificato per primo, il piano è troppo grande.
Arrivare è un’isola a sé
La mezz’ora dopo il rientro decide spesso l’andamento del resto della giornata. Di solito in quel momento si inseriscono i compiti, le domande sul test e il foglio nella cartella. Un/a bambino/a che ha già resistito sei ore non ha più energie, e il pomeriggio è compromesso. Liberare questa mezz’ora è il cambiamento più piccolo con il maggior effetto.
“Dieci minuti che vanno bene sono meglio di quaranta che non funzionano.”
L’interesse non è una ricompensa
Quando la giornata è stretta, si taglia prima ciò che viene considerato un hobby. Per molti bambini neurodivergenti, invece, è proprio questo il modo più affidabile per tornare in equilibrio. La ricerca sul monotropismo mostra che molte persone autistiche o con AuDHD lavorano meglio in un tunnel di attenzione più lungo che in tanti cambiamenti brevi. Ne consegue due cose: pochi blocchi lunghi funzionano meglio di tanti brevi, e il tempo ininterrotto dedicato all’interesse va messo all’inizio della lista protetta, non alla fine.
Per le/i pedagogiste/i
- Due ancore al giorno. Inizio e fine sempre uguali, possibilmente con le stesse parole.
- Le transizioni sono parte del programma. Annunciarle con anticipo, renderle visibili, non farle passare inosservate tra un’attività e l’altra.
- Concentrare invece di alternare. Un blocco più lungo su un’attività è più facile per molti bambini che tre brevi su tre cose diverse.
- Rendere visibile la sequenza. Una sequenza in immagini funziona diversamente da un orario con gli orari.
Quando i piani creano pressione
Nei bambini con una forte evitamento delle richieste, spesso descritto come PDA, un piano visibile può aumentare la pressione invece di ridurla. In quel caso: mantenere la sequenza, ma non appendere il piano. Il piano orienta gli adulti, non il bambino. Non è un’eccezione al principio, ma la sua forma più discreta.
Come iniziare
Quattro blocchi, nessun orario, una settimana. Poi rispondi solo a una domanda: quale blocco ha funzionato e quale no. Quello che non ha funzionato non va intensificato, ma accorciato.
Fonti
· Dinah Murray, Mike Lesser, Wenn Lawson (2005) · Monotropismo, attenzione nei tunnel
· Ricerca sulla prevedibilità e sulle routine nella didattica strutturata
· Elizabeth Newson e altri · Pathological Demand Avoidance, descrizione e gestione
Si continua nell'app
bloomnow ti accompagna proprio nei momenti di cui parla questo testo: esercizi per i minuti difficili, video di professionist*e e una community che conosce la stessa quotidianità.
Registrati in anticipo