«È solo sensibile». Questa frase molti genitori la sentono spesso, ma raramente coglie nel segno. Scopriamo insieme cos’è davvero l’ipersensibilità, come riconoscerla e dove finisce.
Alcuni bambini piangono «per un nonnulla», sentono odori che nessun altro percepisce e, dopo una giornata al nido, hanno bisogno di un’ora di tranquillità prima di essere di nuovo disponibili. Se ti sembra di riconoscerti in questa descrizione, forse hai già sentito parlare di ipersensibilità, o ti ci sei ritrovata tu stessa. Analizziamola con calma.
Il termine risale alla psicologa Elaine Aron, che descrive l’ipersensibilità come una caratteristica innata della personalità in cui gli stimoli vengono elaborati in modo più approfondito. Si stima che riguardi circa il 15-20% delle persone. È importante chiarire subito: l’ipersensibilità non è un difetto né una malattia, ma semplicemente un modo più intenso di vivere il mondo.
I sette segnali tipici
- Elaborazione profonda. Il bambino riflette molto, fa domande sorprendentemente profonde, ha bisogno di tempo per organizzare le impressioni.
- Sovraeccitazione rapida. Luoghi rumorosi, affollati o caotici diventano presto troppo per lui.
- Emozioni intense. Gioia e dolore sono vissuti in modo profondo e duraturo.
- Alta empatia. Il bambino percepisce gli stati d’animo altrui quasi fossero suoi.
- Percezione fine. Etichette che prudono, rumori fastidiosi, odori intensi, dettagli che saltano subito all’occhio.
- Bisogno di pause. Dopo il trambusto, ha bisogno di ritirarsi per ricaricarsi.
- Prudenza in situazioni nuove. Osserva a lungo prima di partecipare.
Dove finisce l’ipersensibilità e inizia qualcos’altro
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