Immagine: generata da IA

I gradini prima che sia troppo

  • Tra equilibrio e sovraccarico ci sono cinque livelli, e nei punti intermedi l’aiuto è ancora efficace.
  • Ogni livello ha tre colonne: come lo riconosci, cosa può aiutare e cosa è meglio evitare.
  • Inizia dal livello di equilibrio, non dai margini, altrimenti rischi di stilare una lista di problemi invece di un metro di paragone.

27 agosto 2026 · 4 min di lettura

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„Arriva dal nulla“, dicono molti genitori. Eppure, se si osserva bene, c’era già qualcosa prima. Una frase più corta del solito. Un piede che si agita. Un bambino che si copre le orecchie e non dice nulla. Il sovraccarico quasi mai arriva senza preavviso. Semplicemente, spesso arriva senza che nessuno se ne accorga prima.

Perché sembra arrivare dal nulla

Il nostro sistema nervoso ha una zona in cui possiamo pensare, sentire e reagire senza che tutto crolli. Lo psichiatra Daniel Siegel ha chiamato questa zona Window of Tolerance, cioè la finestra in cui siamo resilienti. Al di sopra di essa, il sistema si attiva: si manifesta con rabbia, pianto, fuga o movimento. Al di sotto, si disattiva: si mostra con blocco, silenzio o assenza. Nessuna di queste reazioni è una scelta consapevole.

Per molti bambini neurodivergenti, questa finestra è più stretta nella vita quotidiana, perché già andare all’asilo o a scuola consuma gran parte delle energie disponibili. Quello che dall’esterno sembra una reazione esagerata a una sciocchezza, è in realtà la risposta a tutto ciò che è successo prima di quella „sciocchezza“.

In tutta onestà: i seguenti „cinque gradini“ sono un modello esplicativo, non una diagnosi né un test. Non dicono cosa abbia tuo figlio. Servono solo a leggere l’andamento.

I cinque gradini

  • Sovraeccitato. rumoroso, in movimento, piange, urla, a volte tutto insieme.
  • Teso. risposte brevi, agitazione, si copre le orecchie, tutto all’improvviso è troppo o sbagliato.
  • Equilibrato. la via di mezzo. Qui è possibile parlare, qui si può imparare.
  • Ritirato. silenzioso, assente, risponde a monosillabi, sembra non esserci.
  • Spento. bloccato, non parla, non reagisce, sembra distaccato.

Inizia dalla metà, non dai gradini di eccitazione ai margini

Questo esercizio ti aiuta a descrivere il comportamento di tuo figlio e a riconoscere consapevolmente i gradini sottostanti.

E la parte più importante è quella che quasi tutti fanno diversamente, perché intuitivamente si pensa subito alle situazioni di emergenza. Ma se inizi a descrivere le situazioni in cui tuo figlio è sovraeccitato, stai scrivendo una lista di problemi. Se invece parti da equilibrato, descrivi prima tuo figlio quando sta bene e hai così un metro di paragone. Quindi, come riconosci nella quotidianità che tuo figlio sta bene? Sii il più concreto possibile: tono di voce, ritmo, corpo, sguardo, modo di giocare.

Descrivi poi i due gradini vicini, teso e ritirato. Sono quelli decisivi, perché lì l’aiuto funziona ancora. In cima e in fondo, quasi nulla aiuta, se non tempo e tranquillità.

Tre colonne, e la terza è il traguardo

Accanto a ogni gradino scrivi tre cose: cosa lo indica, cosa è successo poco prima e cosa ha già aiutato. La seconda colonna è il vero punto chiave, perché non è il gradino l’informazione, ma il percorso per arrivarci. La terza colonna è il risultato finale: dopo due settimane di raccolta avrai un foglio che potrai condividere. Con la scuola, con la nonna, con il centro pomeridiano, con chi ti sostituisce quando non puoi. Proprio questo foglio manca più spesso alle famiglie.

Importante: nella terza colonna scrivi solo ciò che ha davvero aiutato. Non ciò che dovrebbe aiutare.

„Non è il gradino l’informazione. È il percorso per arrivarci.“

Il gradino che nessuno vede

Ritirato e spento non si notano. Un bambino che diventa silenzioso non disturba, quindi nessuno se ne accorge, e può andare avanti così per giorni. Eppure, uno shutdown è un segno di sovraccarico tanto quanto un meltdown, solo senza rumore. Se osservi consapevolmente un gradino, osserva proprio questo.

Per educatori e educatrici

Per trenta bambini non è fattibile, e va detto apertamente. A scuola l’esercizio è diverso. Prendi uno o due bambini in cui spesso è „troppo“, e compila i gradini insieme ai genitori. I genitori conoscono i segnali, tu conosci il contesto in cui si manifestano. Solo insieme si ottiene un quadro completo.

Vale anche la pena fare una seconda lista più breve: quali sono i primi segnali che si ripetono spesso in questa classe, indipendentemente dal singolo bambino. Da qui derivano decisioni su spazio, disposizione dei banchi e organizzazione, non misure per un singolo bambino.

Cosa questo esercizio non è

  • Non è un protocollo. Non c’è nulla da contare né da valutare.
  • Non è una diagnosi. I gradini descrivono stati, non cause.
  • Non serve per il momento acuto. Si compila in una serata tranquilla, non in piena situazione.

E se compilare ti sembra troppo: equilibrato più un gradino vicino bastano per iniziare. Prendi il gradino che questa settimana si è presentato più spesso e osserva solo quello più da vicino.

Fonti

· Daniel J. Siegel, The Developing Mind (1999) · Window of Tolerance

· Stephen W. Porges · Teoria polivagale, iper- e ipo-arousal

· Modelli a zone e a semaforo dell’autoregolazione, diffusi nella pratica scolastica

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