“Atipico.” Una parola che può ferire quando viene usata per descrivere il proprio figlio. La analizziamo con calma, perché dice molto meno di quanto tu possa pensare e, anzi, può indicarti una strada da seguire.
Forse è stata una maestra a dirlo. Forse un parente, o magari è scritto in una scheda di osservazione. “Vostro figlio è atipico.” Una frase che può sembrare un verdetto su di te e su tuo figlio. Prima di andare avanti, quindi, la cosa più importante: “atipico” non è un giudizio di valore. Non significa che tuo figlio sia peggiore, sbagliato o rotto. Significa solo che qualcosa si nota, che qualcosa si discosta da ciò che un gruppo definisce come normale in quel momento.
E proprio qui sorge una domanda importante: chi definisce cosa sia normale? Spesso è un ambiente costruito per la media. Un’aula con trenta bambini, una giornata scandita da poche pause, un mondo pieno di stimoli. Alcuni bambini si adattano senza problemi. Altri no. Questo non significa che ci sia qualcosa che non va nel bambino. Significa solo che, in questo momento, qualcosa non funziona tra il bambino e il suo contesto.
Fare fatica a inserirsi è un’informazione, non un giudizio
Può essere utile leggere il “fare fatica a inserirsi” come un’informazione piuttosto che come un’accusa. Un bambino che fa fatica a inserirsi sta inviando un segnale: c’è qualcosa che non va nel modo in cui si adatta al suo ambiente. La domanda interessante non è “cosa c’è di sbagliato in mio figlio?”, ma “cosa vuole dirmi questo comportamento?”. Questo piccolo cambiamento di prospettiva cambia tutto, perché ti allontana dal senso di colpa e ti avvicina alla comprensione.
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